Veneti Nel Mondo - BenvenutiIl Leone di San Marco


TESTIMONIANZE (pagina 3)

Innanzi tutto vi voglio dire che è una emozione molto forte stare nella terra dei propri padri e cominciare a cercare la storia della propria famiglia: è un viaggio nel passato che però ha molte connessioni con il presente perché, grazie a questo, io ora posso inserirmi professionalmente in questo contesto. E’ stato molto importante usufruire del corso gratuito di italiano e per questo vi ringrazio. Le garanzie che offre la regione Veneto per i discendenti di italiani sono molto buone. Io lavoro come infermiera e questo Progetto mi è stato molto utile per poter esprimere la mia professionalità sanitaria in questo paese.
E. V. (italo cilena)


TRE STORIE DI RIENTRO:

Renato R.
Renato R. è italiano; è nato a Milano, i suoi genitori sono lombardi e il nonno era di Verona. Nel 1978 la sua famiglia è partita per il Cile; la scelta è stata del papà che in Italia non riusciva ad ingranare con il lavoro, e allora tutti via, destinazione Santiago, la capitale. Allora Renato aveva tredici anni. Nel 1983, dopo la morte del padre, la famiglia è rientrata in Italia, ma cinque anni dopo, il 31 dicembre del 1989, lui decide di tentare la sorte e ripartire, ancora alla volta del Cile. “Anno nuovo, vita nuova”, pensa sull’aereo mentre festeggia con le hostess il capodanno, e non è uno scherzo. All’inizio è come una vacanza, poi Renato comincia a portare il suo curriculum nelle aziende e a muoversi per cercare un lavoro. Lo trova come sistemista in una ditta di telecomunicazioni locale. Il lavoro tutto sommato non manca, cambia azienda, cambia ruolo, si mette in proprio, trova una donna, si sposa e dà alla luce un figlio. Eppure c’è qualcosa che gli manca. La gente è simpatica, allegra; la sera c’è sempre qualcuno che festeggia qualcosa, il clima è stupendo, si mangia bene, eppure… Eppure a Renato manca la sua gente, sente il vuoto della sua cultura. “In Cile i ritmi sono diversi, le persone sono diverse”, spiega. “Non sono né migliori né peggiori, è solo che io mi sentivo lontano da loro, differente. La loro cultura non era la mia, e nemmeno il loro modo di lavorare era uguale al mio. In Italia se si dice che si fa una cosa la si fa, lì invece è tutto più morbido, più lasciato al caso, meno affidabile”. Così, quando Renato si iscrive all’Associazione Veneti nel Mondo Onlus in Cile e conosce Aldo Rozzi Marin, gli basta sentire parlare di Progetto Rientro per tirare fuori le valigie da sotto il letto e spolverarle, nella speranza di poterle utilizzare al più presto per tornare a casa. Si informa e scopre con gioia di possedere tutti i requisiti necessari per presentare la propria candidatura allo Sportello di Santiago – ha la cittadinanza italiana, l’iscrizione Aire, e non grava su di lui nessuna pendenza penale, oltre al fatto che conosce perfettamente la lingua italiana. Chiede quindi di partecipare al corso di multimedialità organizzato dalla Regione Veneto in Cile, e viene selezionato. Dopo il corso di formazione a Santiago viene in Italia, dove partecipa insieme ad altri tredici oriundi ad un ulteriore corso di specializzazione finanziato dal Fondo Sociale Europeo, per poi venire inserito in un’impresa veneta. “Il FSE ha coperto con una borsa di studio non solo le spese per il corso, ma anche quelle per l’alloggio per tutta la sua durata, per sei mesi” continua Renato, “e devo dire che senza questo aiuto non sarei mai potuto tornare in Italia. E’ stata davvero una benedizione, e anche per questo metto nel mio lavoro tutta la buona volontà e l’impegno di cui sono capace”. Ora Renato è assunto con un contratto a tempo indeterminato alla Piccin Nova Libraria con il ruolo di tecnico multimediale. Si alza alle 5.30 di mattina e rientra a casa alle otto di sera, si sposta con un’automobile che si è comprato con i primi stipendi ed è contento, il lavoro gli piace e gli piace stare in Italia. Sua moglie e il figlio di dieci anni sono ancora in Cile, la loro terra di origine; a giugno verranno per un po’ in vacanza qui, e Renato incrocia le dita perché anche loro si innamorino di questo Paese, e decidano di trasferirsi al più presto. “Per essere completamente felice mi manca solo la mia famiglia. E un po’ anche alla carne cilena, per la verità”.
(Intervista pubblicata in “Destinazione Rientro”, Veneto Lavoro)

Diego A.
Diego A. è di Buenos Aires; i nonni paterni erano di Ischia, ma tutta la sua famiglia si è trasferita in Argentina prima della sua nascita, e lui l’Italia l’ha sentita solo raccontare. Anche Angela, sua moglie, è argentina, ma con doppia cittadinanza, perchè ha il papà calabro e la mamma di Verona. Diego e Angela si sono conosciuti a Buenos Aires, lì si sono sposati e lì sono nati i loro tre bambini. L’Italia l’hanno visitata nel 1989, in vacanza; si sono fermati per un anno e sono tornati a casa loro, alla loro vita. Poi è arrivato il 2000. Il loro Paese era visibilmente sull’orlo della crisi; Diego lavorava come perito elettrotecnico, Angela non riusciva a trovare un’occupazione stabile, entrambi non riuscivano ad immaginare un futuro per loro e per i loro figli. Così hanno pensato di tornare a vivere nella terra lasciata dai loro ascendenti. “Inizialmente abbiamo voluto credere al governo argentino, alla democrazia” racconta Diego, “ma dopo tanti anni abbiamo capito che la situazione era davvero grave, c’era tanta insicurezza e tanta miseria: a Buenos Aires potevano ucciderti per rubarti un orologio o un paio di scarpe”. Così, hanno venduto la loro casa e la loro automobile, e con quei soldi hanno comperato cinque biglietti aerei per tornare in Italia. Rimanevano moltissime incognite: quale lavoro? Quale casa? Quali amici? Quali appoggi? Partire era un salto nel vuoto. “Tramite l’Associazione Veneti nel Mondo Onlus abbiamo fatto avere una nostra lettera all’Assessore Raffaele Zanon, in cui gli abbiamo spiegato tutte le nostre paure. Lui ci ha risposto subito, dicendoci che era intenzione della Regione dare vita ad un Progetto per fare rientrare gli italo-latinoamericani che fossero interessati. Così ci ha messi in contatto con Aldo Rozzi Marin”. Il primo problema da risolvere era quello della cittadinanza: Angela era già in possesso della doppia cittadinanza, ma Diego e i bambini no. Al Consolato di Buenos Aires i tempi si dilatavano enormemente e venivano richieste montagne di carte – che equivalevano a montagne di soldi da spendere in richieste, bolli e traduzioni. Così la famiglia è partita con un permesso di soggiorno e, giunta in Italia, ha richiesto al Comune la cittadinanza per i bambini, che, in quanto figli di madre italiana, l’hanno vista riconosciuta subito. Diego l’ha ottenuta un anno dopo. Intanto, tramite il Progetto Rientro hanno cercato un alloggio e un lavoro. “All’inizio è stata dura: non mi davano un lavoro perché non ero residente nel Paese e non mi davano una casa in affitto perché non avevo una busta paga. Siamo rimasti un mese in albergo, un mese in cui passavo le notti in bianco a pensare a come saremmo mai potuti uscire da quella situazione. Meno male che ci siamo affidati alla Regione, che ci ha trovato un lavoro e che ci ha anche rimborsato tutta la spesa dell’albergo. Diversamente non ce l’avremmo mai fatta”. Diego ha trovato un posto in una ditta di verniciatura, la Arco, dove ora è assunto a tempo indeterminato, e Angela, dopo qualche periodo di difficoltà perché il suo diploma argentino di infermiera non veniva riconosciuto in Italia, è stata ammessa ad un corso gratuito della Regione per assistente sanitario e ha trovato occupazione come assistente geriatrico alla Casa di Riposo di Camisano Vicentino, in attesa del concorso pubblico di assunzione. I loro tre bambini, oggi di dodici, dieci e sette anni, vanno tutti a scuola e vivono insieme ai genitori in una casa di proprietà, su cui Diego e Angela hanno potuto accendere un mutuo. “Finalmente abbiamo una vita serena, ce l’abbiamo fatta”, conclude Diego; “lavoriamo, abbiamo la nostra casa e qui abbiamo ritrovato le nostre origini e la nostra cultura, che, in fondo, è molto simile a quella argentina”.
(Intervista pubblicata in “Destinazione Rientro”, Veneto Lavoro)

Rodrigo P.
Junto con hacer extensivo mi saludo a toda la comunidad italiana en Chile y a todos los descendientes de italianos deseo manifestar con este escrito mis mas sinceros agradecimeinetos a la Embajda de Italia en Santiago, a la Asociación Imprenditori veneti in Cile, a la Asociación Veneti nel Mondo Onlus y en Particular al Señor Aldo Rozzi Marin y al Señor Italo Cantele, quienes a través de una noble tarea hacen posible que descendientes de italiano como yo, puedan arribar a Italia, conocer la tierra de nuestros antepasados y con expectativas laborales además.
Mi viaje se incia en junio del año pasado en compaña de un chileno y otros 10 argentinos.
Puedo decir en lo personal que me siento feliz de estar acá, no exactamente por la situación económica y el standard de vida, que obviamente es superior al de un chileno de clase media como yo, sino más bien por el avance logrado con el idioma en relación a algunos meses, esto fundamentalmente a causa del curso de formación de italiano impartido y financiado por el proyecto del Veneto.
Debo agregar que al cominezo todo es difícil, por lo que significa estar en un país lejano al nuestro, con otra cultura, con otro idioma y principalmente lejos de la familia y de la gente que uno aprecia, pero no es menos cierto que esta aventura y nueva experiencia la he iniciado pensando precisamente en ellos, al fin y al cabo el hombre es un animal de costumbres.
Un agradecido de la vida.

(Lettera pubblicata in “PRESENZA”, Cile. 16 marzo 2005)



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